La nostra Storia, il nostro Futuro:
la Società Italiana di Medicina del Lavoro

Comitato scientifico

La Società Italiana di Medicina del Lavoro è la società scientifica che rappresenta la Medicina del Lavoro in Italia, continuando la tradizione di Bernardino Ramazzini, riconosciuto padre fondatore della disciplina a livello mondiale, con il suo “De Morbis Artificum Diatriba”, pubblicato nel 1700 e poi in edizione ampliata nel 1713, poco prima della sua morte.

Dopo due secoli nei quali la Medicina del Lavoro sembra essersi assopita, all’inizio del XX secolo, in Italia, la disciplina rinasce:
- nel 1901 il Prof. Luigi Devoto fonda la rivista “Il Lavoro” che poi diventerà “La Medicina del Lavoro” oggi di proprietà, per gentile donazione degli eredi del Prof. Enrico Vigliani, della Società Italiana di Medicina del Lavoro;
- nel 1906 si tiene a Milano il primo congresso internazionale di Medicina del Lavoro, che darà vita all’attuale International Commission on Occupational Health (http://www.icohweb.org/), l’associazione internazionale dei Medici del Lavoro e degli altri operatori che si occupano di tutela della salute di chi lavora;
- nel 1907 a Palermo si tiene il primo congresso italiano di Medicina del Lavoro;
- nel 1929, durante l’ottavo congresso di Medicina del Lavoro, tenutosi a Napoli dal 10 al 13 ottobre, viene decisa la fondazione della Società Italiana di Medicina del Lavoro.
Negli atti si legge, relativamente alla seduta del 12 ottobre, ore 15 (pag. 152):“Chiede di parlare il Dott. Caccuri, il quale presenta il seguente ordine del giorno: L'VIII Congresso di Medicina del Lavoro, considerata la grande importanza, assunta dalla Medicina del Lavoro, specie in seguito alla promulgazione della Carta del Lavoro, propone la costituzione della Società Italiana di Medicina del Lavoro e dà incarico ai Proff. Devoto, Ferrannini e Castellino di compilarne lo statuto … l'ordine del giorno viene approvato all'unanimità”.

Il primo congresso della Società è quindi quello del 1930, tenutosi a Roma. Negli atti infatti si legge, relativamente alla seduta del 16 ottobre, ore 10 (pag. 7):“Il IX Congresso di Medicina del Lavoro è il primo promosso e sostenuto dalla Società Italiana di Medicina del Lavoro, fondatasi, come voi sapete, in occasione dell'VIII Congresso tenutosi a Napoli. D’ora in avanti questi Congressi saranno l'espressione più viva e diretta della nostra Società …”.

Lo statuto della Società Italiana di Medicina del Lavoro verrà approvato con il Regio Decreto 1009 del 3.6.1940 (Gazzetta Ufficiale 182 del 5.8.1940) e successivamente (emendato dalle previsioni rese obbligatorie dalle norme vigenti durante il regime fascista) con il Decreto del Presidente della Repubblica 455 del 5.4.1950 (Gazzetta Ufficiale 159 del 14.7.1950).

Gli scopi della Società

(articolo 3 dello statuto)

a) Contribuire al progresso, allo sviluppo e alla diffusione dei principi e dei fondamenti scientifici della Medicina del Lavoro e di tutte le discipline ad essa afferenti, nonché delle applicazioni pratiche direttamente conseguenti.
b) sollecitare, promuovere, ispirare e favorire la ricerca scientifica nell’ambito della Medica del Lavoro, tramite l’emanazione e l’attuazione di misure basate sull’evidenza scientifica (normative, legislative, tecniche, previdenziali, assistenziali e di collaborazione con le parti sociali) indirizzate, in via principale, a prevenire gli infortuni e le malattie da lavoro e in secondo luogo ad adattare le condizioni e l’organizzazione del lavoro ai lavoratori, al fine di mantenere e promuovere il più alto grado di benessere fisico, mentale e sociale dei lavoratori in tutti gli ambienti e le forme di organizzazione del lavoro; ad individuare e diagnosticare, sempre sulla base delle evidenze scientifiche consolidate, le patologie lavoro-correlate, promuovendone la prevenzione, cura e riabilitazione, nonché la tutela previdenziale.
c) Concorrere alla formazione specialistica nei corsi di laurea di Medicina e Chirurgia e delle Professioni Sanitarie; alla formazione ed all’aggiornamento degli specialisti in Medicina del Lavoro, dei medici competenti e dei professionisti di altre aree disciplinari coinvolte nell’attività di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro; alla corretta diffusione di informazioni nei confronti dell’opinione pubblica al fine di sensibilizzare i cittadini sulle problematiche sanitarie lavoro- correlate.

Tali attività sono svolte direttamente o in collaborazione con Istituti ed Enti Nazionali e Regionali o altre Società Scientifiche ed Associazioni Tecniche, Professionali, nazionali ed internazionali.

Chi siamo oggi

La Società Italiana di Medicina del Lavoro è iscritta (dal 26.11.2018) nel registro delle Persone Giuridiche tenuto ai sensi del DPR 361/2000 dalla Prefettura di Bologna (numero 753, pagina 142, volume 5) ed inoltre figura (dal 6.11.2018) nell’elenco delle Società Scientifiche e Associazioni tecnico-scientifiche delle professioni sanitarie, tenuto ai sensi del DM 2.8.2017 dalla Direzione Generale delle Professioni Sanitarie e delle Risorse Umane del Ministero della Salute.

La Società conta su quasi 1.700 soci in regola con il pagamento della quota associativa, che afferiscono a 12 sezioni territoriali che coprono tutta l’Italia: si tratta per la quasi totalità di medici del lavoro. La parte femminile della Società è in aumento, rispecchiando il trend generale della professione medica.

Le attività della Società

Per conseguire le finalità indicate nell’articolo dello statuto la Società:
- promuove ed organizza a fini scientifici l’associazionismo tra Medici del Lavoro e Medici Competenti a livello locale, nazionale e internazionale, favorendone la partecipazione alle proprie attività;
- stimola, d’intesa con le istituzioni nazionali ed internazionali a ciò preposte, studi e ricerche applicate sui temi della salute nei luoghi di lavoro;
- promuove l’elaborazione di strumenti di aggiornamento, qualificazione, formazione, comunque denominati, autonomamente o in collaborazione con Enti pubblici e/o privati a livello nazionale e internazionale, anche attraverso la propria rivista ufficiale oggi denominata “La Medicina del Lavoro”;
- organizza Congressi, Convegni, Seminari e incontri di carattere scientifico e pratico-applicativo, divulgandone i contenuti attraverso i più moderni strumenti di comunicazione, anche telematici;
- concorre all’attuazione dell’aggiornamento permanente, anche per via telematica, dei Medici del Lavoro e degli altri professionisti interessati in conformità a quanto previsto dalla vigente normativa di settore;
- promuove e favorisce l’incontro e la collaborazione tra le diverse realtà impegnate nel settore della Medicina del Lavoro e della tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro;
- favorisce e promuove attività culturali, scientifiche ed operative nel settore della Medicina del Lavoro (e delle altre discipline ad essa afferenti) in sinergia con Istituzioni e Organizzazioni a carattere nazionale e internazionale, con altre Società scientifiche e con le Parti Sociali;
- rende pubbliche tutte le attività svolte, anche attraverso l’utilizzo della propria Rivista e degli altri mezzi di comunicazione;
- promuove ogni altra iniziativa atta a favorire i compiti istituzionali della Società;
- sottopone a periodica attività di verifica e controllo della qualità (da effettuarsi secondo gli indici di produttività scientifica e bibliometrici validati dalla comunità scientifica internazionale) le attività svolte e la produzione tecnico-scientifica, anche attraverso il Comitato Scientifico;
- richiede la dichiarazione dei possibili conflitti di interesse e ne regola la gestione, per mezzo del Collegio dei Probiviri.

Gli strumenti dell’attività della Società

Il congresso annuale di Medicina del Lavoro.

Seminari ed incontri a livello nazionale e territoriale;

La rivista “La Medicina del Lavoro”

Linee Guida, Position Paper ed altri strumenti di aggiornamento per il Medico del Lavoro

La missione della Medicina del Lavoro

La storia che abbiamo alle spalle ha contribuito a costruire il presente dalla salute e sicurezza nei luoghi di lavoro italiani: solo per fare un esempio, dal 1961 al 1970 l'INAIL ha riconosciuto ogni anno, in media, oltre un milione di infortuni sul lavoro, dei quali oltre 1.800 mortali; nello stesso periodo le malattie professionali riconosciute erano in media circa 16mila, di cui 60 mortali. Oggi gli infortuni riconosciuti sono più che dimezzati (40%), gli infortuni mortali sono ridotti a meno di un quarto, le malattie professionali stabili ma di tipo diverso (muscolo-scheletriche). Se non fosse presente ancora oggi la terribile eredità del tempo dell’amianto, le malattie da lavoro con esito mortale sarebbero praticamente scomparse.

L’evoluzione in senso positivo delle condizioni di salute nei luoghi di lavoro è figlia della cultura della prevenzione, di cui la Medicina del Lavoro è la “Guardia Pretoriana”: rivendichiamo con orgoglio i nostri successi, ma non pensiamo che un “glorioso” passato possa essere garanzia di un identico futuro: in un mondo che si evolve a velocità mai prima d’ora sperimentata, l’unica garanzia per il futuro sta nella dimostrazione dell’efficacia della Medicina del Lavoro.

La Medicina del Lavoro oggi: recuperare il ruolo di scienza medica

Dopo 90 anni di vita la Società Italiana di Medicina del Lavoro può contare su una solida struttura organizzativa, conforme alle norme amministrative vigenti, e sul suo patrimonio più prezioso: la passione di quasi 1.700 socie e soci che hanno fatto della tutela della salute nei luoghi di lavoro una scelta di vita e, in aggiunta, offrono il proprio impegno volontario per il progresso della disciplina.

Molto resta da fare in tema di salute di chi lavora:
- azzerare gli infortuni mortali che avvengono nei luoghi di lavoro, ridurre sensibilmente quelli non mortali;
- azzerare le malattie ad eziologia esclusivamente professionale, ridurre sensibilmente (dimensionandole correttamente) quelle cosiddette “lavoro-correlate”;
- ridurre il differenziale di speranza di vita tra le diverse categorie di lavoratori, che non sembra dipendere da fattori di rischio dovuti all’attività lavorativa ma da fattori personali modificabili diffusi nelle diverse categorie professionali;
- contrastare l’abbandono precoce dell'attività lavorativa;
- favorire il mantenimento della capacità lavorativa in età avanzata.

Per raggiungere questi obiettivi la Società riconosce la necessità di:
- saldare una ricerca scientifica avanzata ad una qualificata pratica professionale;
- far avvicinare alla disciplina giovani talenti, offrendo loro una pratica professionale di livello elevato, in tutti i campi della stessa;
- incrementare decisamente coesione e collaborazione dei professionisti, superando modelli operativi tradizionali ma inadeguati;
- assumere una visione globale e non solo locale.